20° MEMORIAL ELISA, LA POESIA AFFIDATA A PAROLE ED IMMAGINI

Acqua, armonia, eleganza, forza, danza, sport, : il ricordo di Elisa più vivo che mai nelle emozioni forti di una domenica indimenticabile

Circa un migliao di persone hanno affollato la piscina della Polisportiva Terraglio per la ventesima edizione del “Memorial Elisa”, manifestazione di nuoto sincronizzato in ricordo di Elisa Cegolon, atleta mestrina scomparsa in un incidente nel 1995 proprio mentre in questa vasca stava spiccando il volo verso una promettente carriera.

Un’ora di spettacolo delicato, con l’acqua a legare una coreografia perfettamente equilibrata tra elementi di sincro, danza e poesia, e con gli atleti Special Olympics ad aggiungere il lato giocoso di una pallanuoto davvero… speciale.

Impeccabile la struttura dello spettacolo, costruito dalla responsabile del settore Nuoto Sincro Alessia Carraro (coadiuvata dal suo staff composto da  Ilaria Di Spirito, Carlotta Favret, Chiara Ghirardelli, Giorgia Badalin e Giorgia Michelti) in collaborazione con il Maestro di Danza Carlo Zaja e l’autore dei testi, nonché voce narrante della giornata, Francesco Gerardi.

Molto toccante il finale, quando la sincronette Carlotta Favret, in dolce attesa, ha portato un cesto di piccoli fiori bianchi ai genitori di Elisa donandolo loro a nome di tutte le bimbe esibitesi: una simbologia fortissima della continuità della vita, tra un ricordo mai sopito e la natura che rigenera sempre se stessa.

Qui di seguito i testi che hanno cucito tra loro le varie esibizioni:

Quando arriva la notte, con le sue domande, i suoi dubbi, i suoi tentennamenti, c’è un luogo, dove l’animo umano si rifugia. Un posto profondo dove tutto è pace, dove poter riposare senza essere disturbati. Un luogo dove acqua e luce si fondono in perfetta armonia.

Talvolta con questo magnifico pensiero ci si addormenta, proprio mentre siamo inghiottiti dal buio.

La notte è fredda, la notte porta smarrimento. In questo mondo però la nostra anima si stacca dal buio, vola leggera, protetta. Si perde in un azzurro profondo, come gocce d’acqua sospesa in una nuvola. Occhi d’infinito avvolte da un bianco infinito.

Una goccia non può stare ferma a lungo, una goccia ha bisogno di muoversi per soddisfare il suo istinto fluido. Sente il richiamo del mare, il bisogno di unirsi alla terra. Cade con un vago segreto di tenerezza, una sonnolenza amabile, e la sua musica umile fa vibrare l’anima e il paesaggio.

La pioggia è un mito primitivo che si rinnova. È un bacio azzurro che riceve la Terra. E’ l’aurora del frutto. Il suo contatto, freddo e umido, sparge la vita sui seminati, ci porta l’erba, i fiori. Benedice la vita.

La pioggia che cade si unisce ad altra pioggia, si bagna di sale e si trasforma in mare. La sua grazia ti stordisce quel tanto, anche poco, utile per abbracciarti in attesa di una nuova emozione. E la sua ombra corre sui pensieri come un alito di vento che passa sibilando.

Concentra l’udito e impara ad estrarre i suoni, ovattando i rumori del mondo, relegandoli altrove.

Allora, anche nel mare più calmo, potrai distinguere il leggero sfiorare dell’onda sulla chiglia, e il guizzo di un delfino a pelo d’acqua così come il doppio richiamo di un gabbiano in volo, di cui il secondo pare essere un’ eco del primo. Potrai sentire la risacca costiera lontano, e il sibilo leggero del vento quando increspa l’onda. Non esistono in natura silenzi assoluti, solo suoni che non si sanno più ascoltare.

Certe volte il mare chiama, mentre schiuma, mentre sonnecchia calmo, o mentre brontola tra gli scogli, o a riva.

E’ sempre un brivido, un’espressione di vita che cattura l’attenzione, ti guarda, ti invita, ti concede il momento di prendere il largo.

Un abbraccio freddo lungo le caviglie, poi lungo i fianchi e le spalle, mentre le onde ti accarezzano il viso districando le preoccupazioni

come fossero reti confuse.

E mentre fuori la notte bussa con le dita di gelo, in questo stato di essere e non essere, in compagnia di palpiti e stelle marine, il corpo abbandonato naviga per i sogni.

 

 

Un’onda culla questo sogno liquido, portando schiuma e creature del mare. Non si è mai soli in un sogno marino, tutto fa parte di un gioco perfetto.

 

 

I pensieri scorrono trasportati dalla corrente, bagnano idee e continenti lontani, corrodono scogli e malumori. Si dice che il mare, col suo frangersi infinito, abbia il potere di lavare la mente.

 

Ed è così che la notte non fa più paura, mentre il sogno finisce, i pesci scompaiono, il mare diventa goccia, e la goccia torna a sospendersi nel bianco infinito di una nuvola.

Una nuova alba allunga le ombre e schiude le rose, col cuore pronto ci apriamo alla vita, scaldati dai raggi di un sole nuovo.

 

 

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